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Run fat hero run


Spero sia chiaro che i giuochi di ruolo nipponici mi facciano più schifo di una grandinata di pus surgelato. Più di una donna che molla una scorreggia in un palloncino e se la sniffa in un luogo pubblico. Più di un gruppo emocore che lascia l'emo e il core e si dà solo alla decolorazione dei lunghi ciuffi. Più di due leoni maschi scuoiati che si inchiappettano sul cofano della mia auto. Più delle press release, delle press conference, del pressapochismo che ne consegue. Più del gelato al pistacchio quando penso sia alla mela verde. Più dell'apostrofo al posto dell'accento in è o dell'accento al posto dell'apostrofo in po'. Più del Po. Più di un gruppo di tedeschi con le ciabatte e i calzini bianchi in piazza della Signoria. Più di un abbraccio di un lebbroso con l'aids in una fossa-comune-in-cui-cado-mentre-leggo-sotto-minaccia-un-testo-di-Moccia.

Eh.

Però quel bignami dei jrpg che risponde al nome di Synopsis Quest mi ha proprio conquistato. I venticinque minigiochi ivi contenuti riescono a smontare i cliché narrativi e strutturali del genere con tale bonario (e brillante) umorismo da far suscitare simpatia per il classico Eroe anche a un orco filo-occidentale come me.

Se avete cinque minuti per spippolare su un titoletto in flash, vi consiglio caldamente di dare un'occhiata qua.

Mi raccomando, salutate quella talpa di vostro padre.

Meteore Developers Edition

I Ninja Theory hanno deciso di fare il grande salto: mai più giochi in esclusiva. Notiziona, no? Cazzo, vi immagino già là sconvolti a mordere il cuscino con il faccione di Kratos stampato sopra.

Del resto vi ricordate dei Ninja Theory, no?
No!?
Non mi stupisce.
Apparso come un fungo su una bovazza, sconosciuto autore dello sconosciuto Kung Fu Chaos, lo sviluppatore inglese diventò tutto a un tratto, intorno alla metà del 2006, il Team dei sogni per Ps3. Questo prima ancora che uscisse il loro famigerato Heavenly Sword e la stessa console su cui cotanta paventata meraviglia avrebbe dovuto girare. Prima che la guerra delle esclusive non diventasse semplice onanismo cerebrale per senza vita.
Tutti li adoravano. E non parlo solo della massa sbavante e illusa dei fan Sony più talebani. No no. Testate specialistiche cartacee e non profondevano lodi prossime allo sbrodolamento. Addetti ai lavori che vedevano nel francamente inquietante crine della protagonista il miraggio di un futuro intessuto da mirabolanti calcoli procedurali. PR Sony che si chiudevano nei bagni aziendali a masturbarsi ferocemente sulle press release.
Una sorta di psicosi collettiva, rafforzata dalla stessa Ninja Theory che snocciolava numeri e illustrava tecnologie sopraffine con una tale asciutta sicumera da far sembrare Carmack uno scolaro. Tante son state le loro opinioni su un po' tutto che, fascicolando tutte le loro interviste e i loro interventi, si sarebbe potuto rilegare una bibbia. La personale Bibbia delle Teorie Ninja. In giro avresti anche potuto dire «Oh, ma fuori fa un caldo che si muore» che sicuramente qualcuno, con aria da evangelista invasato, avrebbe replicato con un «Ma i Ninja Theory nella loro tremiliardesima intervista su IGN, chiamata fra noi fedeli Lettera di Mike Ball Apostolo ai climatologi, dicono l'esatto contrario. Oh, c'hai visto che capelli che ti ci hanno tirato fuori? Ma ne sapranno più di te, no?».

Poi?
Poi il gioco è uscito. I fan Sony, dopo il naturale entusiasmo post-hype, si son scordati perché ci credessero così tanto. Le testate specialistiche cartacee e non hanno estratto la lingua dal culo dei Ninja Theory e hanno valutato il gioco per quell'action anonimo che è. Gli addetti ai lavori hanno scoperto che erano tutti trucchetti da due lire e si son rituffati nel pessimismo cosmico di chi lavora tanto (e male) per guadagnare poco (e male).

I PR Sony continuano imperterriti a masturbarsi ferocemente sulle press release. Ma questo è un altro discorso.

Ubiboh


In Bretagna il tempo è uno schifo. Freddo. Vento. Pioggia. Umidità assassina. Contrattempi climatici sempre accoppiati, spesso presenti contemporaneamente. Vien facile quindi immaginare i fratelli Guillemot chiusi in una casupola, nel tepore confortante di quattro mura isolate dalle pisciate glaciali del buon Dio.
Davanti magari a una bevanda calda, già mi vedo i cinque consanguinei riflettere sul loro futuro professionale. Abitavano nel tanto suggestivo quanto sfigato Corno di Francia, mica a Parigi, Capitale di Francia e dei presuntuosi. Che vuoi fare in Bretagna, a parte coprirti bene?

E invece Yves e fratelli ebbero questa idea pazzesca: mettersi a pasticciare con il mercato dei videogames.

Era il 1986; sentire degli europei parlare di come tirar su soldi con i videogiochi sembrava quasi più cretino e irrealistico di ora. E non è poco, visto come oggi nei forum il primo pirla che ha giocato anche solo a Cooking Mama sembra ritenersi capaci di plasmare capolavori assoluti con due lenticchie, un 486 e gli artwork del cugino focomelico.

Nonostante l'idea fosse ardita, il progetto andò bene. Anzi, ottimamente. Sarà stato il vuoto pneumatico precedente, ma nel giro di una decade i fratelli Guillemot, sotto il nome Ubisoft, hanno arraffato i diritti di distribuzione sul territorio francese di gran parte delle soft co. che contano. A questo punto avrebbero potuto fare come la Leader o l'Halifax: chiudersi nel loro vischioso e remunerativo esoscheletro da usurai del mercato retail. E invece no. Hanno iniziato a espandersi internamente ed esternamente, unendo alla distribuzione la produzione e lo sviluppo diretto di videogiochi. Roba da far luccicare gli occhi di ogni buon sciovinista francese. Roba pesante. Roba che è valsa loro la nomina di Cavalieri della Repubblica francese. Non che facessero male a essere orgogliosi, eh. In Italia noi avevamo la Simulmondo, loro gente che andava a parlare di milioni di franchi con EA e Activision.

Tutto sommato ne ero felice. In mezzo a cowboy e samurai, vedere galanti e posati gentlemen del Vecchio Continente fare a spallate fra fiumi di bit faceva piacere. E la qualità? Non mancava, no. Affatto. Di titoli lodevoli ha riempito le case riempiendosi le casse.

Però.

Però mi stanno profondamente sul cazzo. Perché? Per qualche motivo sparso che elencherò. Sì. Li elencherò senza costrutto perché ho sonno e devo pisciare ancora il cane.

  • Mi hanno ucciso l'SSI. Fagocitata prima, smembrata poi. Ora, io so che il novanta percento di voi non sa nemmeno di cosa stia parlando, ma ecco, immaginate che vi caghino sopra la collezione di beyblade a cui tanto tenete. La Strategic Simulations Inc. era la mia collezione di beyblade. Solo meno gay.
  • Prince of Persia. Passi le Sabbie del tempo (anche se mi chiedo perché, con il capostipite e il seguito famosi per il senso di solitudine, ci debba essere una logorroica rompipalle a fare da spalla), omettiamo la svolta daVk dei due capitoli finali della trilogia… Ma l'ultimo? Santo cielo. Gesù. Visnù. YHWH. Zeus. Shemain. Anansi. Bobby Solo. Giocando a quel… quel… COSO si scopre soltanto che è più facile esalare l'ultimo respiro lavandosi i denti che lanciandosi con un turbante fra strapiombi e pertiche. Ma che dico: nel recente Prince of Persia non si muore. Non ci si emoziona nemmeno per le evoluzioni telefonatissime e vergognosamente autocalibrate. Si fa soltanto una gita di piacere fra suggestivi quanto piatti scorci di una persia arcadica (e anche un po' tamarra). Oltre ovviamente a sorbirsi i botta e risposta dei più insipidi grumi di poligoni della passata decade. Checculo.
    Il colpo di classe, però? Il finale “vero” a pagamento, via DLC. Con questa mossa sono stati capaci di far vergognare anche l'Activision.
  • Starforce, uno dei sistemi anticopia più fetidi della storia. Rischia di friggere letteralmente i drive ottici dei pc, oltre a inserire di nascosto drive con privilegio 0, aprendo il sistema a ogni malware che vi viene in mente. Il risultato? Ovviamente i pirati hanno raggirato il sistema che doveva fermarli in tempi a dir poco brevi., È sempre stato così nel mondo del cracking, non è che ci volesse un genio a prevederlo. Bastava non essere uno sviluppatore, ecco. A pagare lo scotto dello scellerato sistema, come sempre, sono stati i legittimi acquirenti. Uno dei capostipiti dell'ormai classico: “I pirati ci fanno la bua? Prendiamocela con chi i giochi li compra”.
  • Del sistema antipirateria di Assassin's Creed II abbiamo parlato fino alla nausea. Assassin's Creed mi dà la nausea. Direi di passare avanti e di passarmi un secchio per vomitare.
  • L'avete provata la demo di Splinter Cell Conviction? Io l'ho installata, ma credo di aver beccato un bug: il gameplay era patetico come un prete davanti a una scuola elementare. Dev'essere un bug, per forza.
  • L'apporto vomitevolmente massiccio su Wii. Si commenta da solo. Forse non hanno cagato fuori dal vaso con il secondo Red Steel. Forse. In tempi di vacche magre è bene non fidarsi dei commenti entusiastici di un possessore di Wii. Sarebbe come sentire un'eroinomane decantare la prelibatezza della colla.
  • Giulia passione quelcazzochetivieneinmente. Non è che abbia problemi con il mercato casual. È un altro target, non mangia nello stesso piatto dove mangio io. Ma per dindirindina, quanti diavolo di Giulia passione esistono? Hanno saturato quel mercato in maniera ignobile, tanto che non dubito che scoppierà come una bolla di sapone. Sembra di vedere tante piccole cartuccine con su scritto “Azioni Cirio”.

Ci sarebbe altro da dire. Ma ricordate? Pisciare il cane? Sì. Alla prossima.


Informazioni di (dis)servizio

Almeno non vi siano cataclismi dell'ultima ora, la registrazione di Multifap #5 avverrà stasera.
Si parlerà, sparlerà delle vecchie glorie del game design.
Passato, presente e futuro di una figura "professionale", il padre-padrone lead designer, che nel tempo ha perso quell'alone di mitica onnipotenza che la contraddistingueva.
Da Romero a Lord British, passando per Will Wright e Kogggima.

Niente di importante, comunque. Solite brutte parole, acidità inspiegabile e scenette recitate malamente in lombardo-toscano.

Vi invitiamo, silenziosi lettori e ascoltatori, a mandarci mail o commenti in calce a questo intervento, con domande od opinioni per la prossima puntata. Sappiamo che ci seguite. Carta (digitale) canta. Ci piacerebbe tantotanto rispondervi, brutte merde.

La vera falsa storia di Ping Pong III

Un maestro dell'arte del Gorilla Depilato


13 marzo 1995. Pioveva a dirotto in quel livido pomeriggio di fine inverno. Ping Pong era nel pieno degli allenamenti di definizione dei glutei per gli Ass Open di maggio, piegato e dolorante sugli attrezzi. Era assolutamente intenzionato a rispondere agli insulti e al boicottaggio di Olof con la migliore prova della sua carriera agonistica.
L'atleta non usciva in pubblico dai fatti del settembre precedente, passando gran parte del suo tempo nella famosa palestra Shake 'n' Suck di Philadelphia, fucina di campioni straordinari come Alan Fag Hangover e Leonard Dizzy La Fayette.
Quel giorno, in mezzo alla scrosciante pioggia, l'auto di un rappresentante della DGW, Harold Dunnigam, si fermò davanti al suo rifugio. Secondo la testimonianza dei presenti, Ping Pong e Dunnigam non si scambiarono che poche, secche, pesanti parole. Pare che qualcuno sbottò anche con un acidulo «fottuto leccafiga». Ciò che è certo è che la DGW, con una lettera fortemente formale e la laconica presenza del dirigente, informò il tesserato Ping Jewel Kikkoman Pong della sua estromissione dal circuito professionistico ad interim.
Il ballerino sinoamericano uscì trafelato dalla palestra, senza nemmeno salutare il suo personal trainer o togliersi il pantacollant rosa, madido di sudore.
Mister Dunnigam, attualmente presidente dei pentagiochi erotici di Helsingborg, ebbe a dire qualche mese fa: «Con il senno di poi, considero la scelta della mia federazione poco felice. Non potendo squalificare Ping Pong con una motivazione discriminatoria, si puntò sulla tesi della scarsa trasparenza, contraria all'etica della nostra disciplina e financo al nostro codice di abbigliamento. In mezzo ai cambiamenti radicali che scuotevano gli Stati Uniti e, di riflesso, la nostra federazione, ci sembrava più comodo evitare di inamichirsi una fetta piuttosto ampia dei nostri atleti. Abbiamo perso forse uno dei prospetti più interessanti della sua generazione e il rammarico è forte, considerato poi che gli atleti dichiaratamente eterosessuali ultimamente stanno mietendo successi rilevanti».

Ping Pong scomparì dai radar per più di un anno, sebbene vi siano state numerose segnalazioni da parte dei fan più accaniti.
C'è chi giura di averlo visto in compagnia di Alan Moore in un pub di Northampton, intento a parlare di un progetto di teatro sciamanico di cui sarebbe stato il protagonista. Alcuni aspetti di Promethea, in effetti, ricordano in maniera eclatante l'ex decatleta cinese.
Si dice che nel novembre del 1995 sia stato pescato ubriaco alla festa esclusiva di Madonna per l'uscita del disco Something to remember, intento a pisciare serafico nel ciotolone di punch che faceva bella mostra sul tavolo del buffet.
La voce più curiosa, sebbene anche la più affascinante, vede un vendicativo Ping Pong ritirarsi alle pendici del Nanga Parbàt, deciso a imparare la probita tecnica marziale del Gorilla depilato. Si dice che un maestro di questa pericolosa arte marziale riesca a stappare un crodino uscito dal freezer usando un semplice accendino Bic. Tenendo la bottiglia con le sole chiappe.

In mezzo alle tante voci non verificabili, sarà la rotta voce di Ping Pong al telefono nel febbraio del 1996 a dare una testimonianza del tormento di un'artista ancora ineguagliato.


[continua…]

La vera falsa storia di Ping Pong parte prima
La vera falsa storia di Ping Pong parte seconda

Bufere, Water e battle.net

Il problema non è spendere denaro per StarCraft II. Sono certo che, a parte il comparto estetico vetusto, la necessità di comprare tre volte lo stesso titolo per avere tutte le campagne in singolo, la mancanza di un rivoluzione in meccaniche di gioco vecchie quindici anni per non deprimere quei subumani dei coreani, tutto sommato sarà un discreto giuoco che allieterà grandi e piccini.
Ripeto: il problema non è spendere denaro per StarCraft II. Il problema è spendere denaro per StarCraft II e non poter sfruttare la stupida licenza d'uso nel modo che più mi aggrada.
A cosa diavolo mi riferisco?
Come i più informati di voi sapranno, battle.net, dopo anni di onorato servizio, subirà un drastico cambio di registro.
Basta visitare la paginetta di StarCraft II per essere inondati da uno stile promozionale che definirei microsoftiano, nel senso che, come per le presentazioni dei software della casa di Redmond, si spalmano la vaselina sull'uccello e intanto ti spiegano perché il sesso anale passivo aiuti nella vita di tutti i giorni.
Riassumendo il nugolo di eccitate banalità cagate dal signor Canessa, battle.net diventerà uno Steam dei poveri: social networking, incentivi all'e-penis enlargement, obiettivi generalmente beoti e altre facezie di poco conto. Ma soprattutto costringerà l'utente ad avere una connessione internet sempre attiva per godere dell'esperienza di gioco, anche in singolo. Non viene affermato esplicitamente, ma non serve il Mago Pancione per intuire che l'idea sia quella di una costante e paranoica autenticazione delle copie.
E non va bene. Cazzo, non va bene per niente.
Si torna quindi alla storiella di Barbapapà, aggiungendoci l'aggravante di una fetta di potenziale utenza, poco importa sia piccola o meno, che non potrà usufruire di un'esperienza di gioco solo perché la Blizzard ha paura dei brutticattivipirati. Ovvio aggiungere che, ironia della sorte, il pirata giocherà la campagna in singolo, comodamente seduto sul cesso senza avere un router wireless, al massimo un paio di giorni dopo l'uscita ufficiale.
A parte gli improperi del caso, spero soltanto che nessun altro sviluppatore segua questo sciagurato esempio. Oh, wait.

Matsu


Aggiungerei una nota sul mercato videoludico: videogiocatori, siete dei grossi bimbi incapaci. Possono vendervi facilmente una riga di pixel rosa al costo di un prodotto rifinito. L'industria fa come i cioccolatai nel dopoguerra, quando dopo l'orario scolastico le barrette costavano il doppio. Ma ok, il bambino è coglione e gli sta bene.
Voi ora avete un lavoro, degli impegni irrilevanti e forse lo date a un buco, ma siete sostanzialmente le stesse teste mocciolanti che scambiavano la Liguria per il Pakistan. Ma che soprattutto pagavano il triplo per del burro sporco comprato da un vecchio analfabeta. E questo lo fa prendere nel culo anche a chi sapeva rispondere e a quelli che non avevano i soldi per la cioccolata.

Canoro

Sonic 4 e lo scovolone del cesso di Izuka


Evviva evviva! Gioite, bambini, perché finalmente il progetto Needlemouse è stato svelato al pubblico!
Salutate Sonic 4, l'old school incarnato: fondali con vari livelli di parallasse, suoni presi di peso dai circuiti di un Megadrive; ritornano i badnicks, le palme, le strutture naturali a misteriosi quadrettoni; scorrimento laterale, power up classici, faccione di Robotnik impresso sul cartellone girevole alla fine del livello; primo stage con la parola "Hills" nel nome.
Io già, nel mio piccolo, avevo motivi per perplimermi. Se volessi giocare a qualcosa di simile al primo Sonic, giocherei al primo Sonic. L'hanno proposto in Digital Download e su raccolte retail praticamente su ogni piattaforma disponibile, tanto che un giorno sogno di poter raccogliere i Chaos Emerald interagendo con la tazza del bidet.
Non paghi, probabilmente al sol scopo di farmi andare di traverso l'ennesima amara sorsata di vita, mi schiaffano nelle natiche il meraviglioso modello poligonale di Sonic. Poligonale, sì.
Duedimensionieunfottutomezzo.
Ora, non ho voglia di tediarvi con la banalissima differenza che intercorre fra animare uno sprite e un mucchio di forme tridimensionali incollate. Però, almeno non siate davvero pirla, dovreste intuire come le vecchie sagomone disegnate permettano di gestire animazioni più fluide e un'interazione con i fondali precisa, chi l'avrebbe mai detto, al pixel.
Se stai progettando un maledettissimo platform cercando di scopiazzare dal capostipite di una gloriosa serie, si spera che tu tenga conto dell'importanza dell'animazione nella tua equazione della nostalgia.
Mainveceno. Il deforme porcospino di Sonic 4, con chiari problemi di gigantismo agli arti inferiori, si dimena su schermo così grottescamente da far sembrare il pingue idraulico italiano di NSMBWii Ryu "Fucking" Hayabusa.
New Super Mario Brothers Wii. Nominato non a caso, anche se sembrerebbe. A me pare chiaro come la Sega stia cercando, in maniera nemmeno troppo velata, di cavalcare l'onda del successo del giochino per l'ammiraglia Nintendo che tanto ha fatto bagnare il volgo durante queste vacanze natalizie.
Mi immagino Takashi Izuka sul cesso, mentre guarda con insistenza lo spazzolone del bagno. «Sai cosa, Taka? Ma perché non facciamo un bel New Sonic? Cioè, ha funzionato con Mario.» «Cazzosì. Sei un genio, mio caro Scovolone marziano telepatico.»

Il problema che Izuka e il suo amico puliscimerda alieno immaginario non hanno considerato è la gargantuesca differenza odierna fra le due mascotte.
Mario ha un nugolo di fan sfegatati che lo difenderebbero sempre, anche se si fottesse una minorenne durante il suo mandato. Per non parlare del fatto che è il protagonista e comprimario di un numero elevatissimo di titoli, generalmente mai sotto al discreto a livello qualitativo. Sonic ha un nugolo di fan, vero, ma la metà si masturba e basta sui porno furry, l'altra si è sorbita secchiate di merdosissimi spin off e qualche titolo di eccellente fattura, vero, ma confezionato con la cura e l'amore che si profonde nello scaricare una schifosa trippona.
Che la discutibile scelta di Nintendo di far saltare Mario come fosse sulla luna sia funzionata, non significa che sia replicabile con successo.
Ma che poi in realtà non è nemmeno questo il punto. Il punto è che non mi piace, sono arrabbiato e ora voglio un gelato per consolarmi.
Ecco.

Poi potrei fare dei bibbidibabbidi

Questa, per Google, è la rappresentazione del bibbidibabbidi.


La nuova puntata di Multifap è attualmente in fase di missaggio. Tranne aggiunte dell'ultima ora, uscirà sorprendentemente a breve.
Potremmo gioire e ballare nudi come schifosi hippie. O fare, più saggiamente, bibbidibbabidi.




Un grazie a Ziano per la vocale perla.

L'utero di metallo.



Come ci si sente dopo aver visto crollare un lavoro onesto a causa di un troino nipponico?

«Ma che ci sono i negozi dei soldi?» [cit.]




«Buondì. Vorrei comprare due chili d'arance.»
«Certamente, signo'. In questa stagione sono buonissime.»
«Grazie mille. Quanto le devo?»
«Sono ottanta Fruttarolo Points.»
«Come, prego?»
«Sì, nel mio negozio si paga soltanto in FP. I Fruttarolo Points, per l'appunto.»
«Ma non ha alcun senso.»
«Questione di comodità. Si fidi, signo'.»
«Allora mi dica quanto mi costano in euro ottanta FP.»
«Sono due euro, all'incirca.»
«Mh. Ecco i suoi due euro, con cui mi darà gli ottanta FP che a loro volta mi servono per acquistare le dannate arance.»
«Non posso. Vendiamo soltanto tagli da cento, cinquecento e mille Fruttarolo Points.»
«Scusi, ma me ne servono ottanta e basta. E poi se prendessi il taglio da cento, che me ne faccio dei venti punti avanzati? Non ci comprerei nemmeno un baccello rinsecchito.»
«Potrebbero farle comodo in futuro, accumulando rimasugli sulla sua carta fedeltà.»
«Non so nemmeno se tornerò. Non posso proprio pagare normalmente?»
«Assolutamente no. Ma guardi signo', è un'ottima idea. Lo fanno tanti pezzi grossi dell'industria dell'intrattenimento.»
«Capisco. Vabbè, per sicurezza mi dia mille Fruttarolo Points.»
«Ecco qua. Bene, ora però esca dal mio negozio.»
«Ma io voglio prendere le arance. Ho anche pagato!»
«Sì, certamente. Infatti ora ha una scheda da mille punti. Ma è ora di chiusura. Passi domani, signo', che mi arrivano le fave fresche.»
«Già. Le fave.»

Quelli che nei videogiochi prendono i BBBUGNI

Nella vita si danno e si prendono. I BBBUGNI, ovviamente. Quindi possiamo dedurre che i videogheims sono come la vita, visto che anche lì si danno e si prendono praticamente sempre (tranne nei giochi per i nintendari, in quel caso si vince sempre premendo il tasto A, quello grande sul Wiimote. In realtà si vince anche senza schiacciare nessun pulsante, ma mi sembrava brutto dirlo). Questa inutile introduzione serve solamente per presentare personaggi, mostri, persone, oggetti e creature indefinite che nei videogame vengono sempre mazzolati ben bene.

Ad esempio, mi vengono in mente le teste di medusa in Castlevania e, sempre nello stesso gioco, gli scheletri che saltellano allegramente per lo schermo, incapaci di infliggere un minimo danno al giocatore. Oppure cosa dire del nemico cappello di Mega Uomo? Questo coso è quasi inanimato, spara tre proiettili e si chiude a guscio, aspettando la sua fine, che arriva di solito nell’arco di 2 secondi (il tempo di premere il tasto azione sul pad o – per gli adoratori di Satana che usano emulatori sul piccì – sulla tastiera).

Rimanendo in casa Capcom (a proposito, complimenti per Dark Void) ci tengo a segnalare un mitico personaggio di Strit Faiter, E. Honda. A parte l’ovvia pubblicità occulta, il lottatore nipponico (che in teoria è agghindato come un attore di teatro no giapponese) le prende sempre e comunque, anche perché nella maggior parte dei casi appare come “primo avversario da battere” e quindi sconfiggerlo è abbastanza semplice. Ma sì dai, altro esempio tratto dalla stessa saga, da Street Fighter 2 per la precisione… La povera auto che appare nel bonus stage (idea presa paro paro da Fainal Fait), probabilmente una Toyota vecchio stile (o forse una Honda e, no, il collegamento non è casuale). Possiamo solo picchiare la vettura, fino a sfasciarla del tutto con i BBBUGNI, e anche con qualche calcio se avanza tempo. Cose belle insomma.


Continuiamo a parlare di personaggi classici, citando il gioco preferito dai Nintendari, Wii Sports. Ah no, mi son sbagliato, volevo dire Supa Mario. Anche lì, le prendono tutti. I Koopa, i Goomba, B(r)owser poi le prende in ogni episodio della serie da 25 anni.

Insomma, dare BBBUGNI aiuta a vivere meglio. Parola di lupetto (no, non è vero, non sono mai stato nei boi scaut a sodomizzare e farmi sodomizzare).

Barbapapà e il teorema dell'usato Bioware

L'industria ama avere i soldoni belli spiattellati sul tavolo, puliti e facili da contare. Sarebbe anche un desiderio lecito, se non fosse che ha la stessa soglia di attenzione e capacità di analisi di un gruppo di gibboni intento a rimirarsi i genitali.
Per esempio combatte la pirateria con sistemi che irritano solo gli acquirenti reali, considerato che la comunità di cracker al massimo passa due ore in più per rilasciare una versione perfettamente giocabile su piattaforme p2p.
Io debbo scrivere codici lunghi come le password dei giochi NES, installare merda che rischia di far saltare il lettore, perdere tempo a far riconoscere la copia su internet, scaricare patch che cercano di ovviare alle copie warez, ma che nella migliore delle ipotesi mi creano confilitti di sistema. Il pirata lo gioca con meno intoppi, usa patch non ufficiali e gode della mia stessa esperienza anche un mese prima della data d'uscita ufficiale.
Intendiamoci: non è amaro rosicare verso chi pirata. A me non frega niente, ma proprio niente di quanto l'Average Joe spenda in un'attività dal nullo valore culturale. Non viene a rubare a me, a esser sinceri in linea di principio non ruba proprio. Tutt'al più clona.
Mi fa invece incazzare pagare una percentuale tristemente alta delle mie finanze e trovarmi a dover fronteggiare angherie tecnoburocratiche senza fine.

Ma le softuer aus non erano felici di sfasciarmi i coglioni soltanto così. «Eh no» avranno pensato «il problema che sentiamo ora, insieme all'omosessualità latente, è quel bruttocattivo mercato dell'usato».
Che machiavellico piano avranno escogitato per ovviare al problema, oltre al famigerato Digital Delivery?



Facciamo un esempio semplice da comprendere per voi bestie, roba da Albero Azzurro.
Barbapapà acquista Dragon Age: Origins al prezzo di quaranta euro. In ogni copia nuova è presente il codice per sbloccare Shale, uno dei più massicci e gradassi personaggi dell'intero balocco. Barbapapà scrive con le sue gommose mani l'intera stele di rosetta sul portale Bioware e, infine, gioisamente prende a BBBUGNI quel coacervo di cliché ispirati dal libro fantasy più sopravvalutato del globo.
Barbapapà arriva ai titoli di coda e si accorge che tutto sommato non è così Baldur's Gate come lo dipingevano. Si trasforma in un enorme betoniera rosa e decide di venderlo a Barbabravo.

Un gioco così main stream, per pc, quanto può valere usato? Trenta euro? Venticinque? Barbapapà riesce a cederlo a Barbabravo per trenta euro. Il giovine installa il titolo e già smadonna in swaili: non può usare la piattaforma online di Bioware, essendo quella copia legata all'account di Barbapapà. Magari esiste un lecito modo per raggirare l'invalidante limitazione, non saprei. Per comodità facciamo finta ci sia, eliminando l'ipotesi che Barbapapà, ora un triciclo rosa, voglia privarsi del suo account. Barbabravo, per quanto già provato dall'esperienza, può ora finalmente dilettarsi con il suo acquisto.
Il gioco offline funziona egregiamente, ma vorrebbe proprio prendere a BBBUGNI tutti con il golem misantropo. Non può usare il codice nella scatola, essendo usato. Ma, con somma gioia, nota che Shale si può comprare nello store della Bioware. Per giunta al modico prezzo di quindici dollari. Cifra da scambiare in Bioware Points prima dell'acquisto, giusto per rendere l'operazione ancora più arzigogolata e sfiancante.
Per godere della stessa esperienza di Barbapapà, Barbabravo ha speso in tutto quarantacinque euro. Più della cifra investita dal rosato padre per una copia nuova e integra. Il cosetto blu piange e Barbapapà diventa un gazebo rosa per consolarlo.
Barbaforte segue la scena con scoramento e, essendo noto il suo odio per i soprusi, scarica la versione pirata di Dragon Age: Origins. Nota, fra i vari files, anche la presenza di tutti i DLC a pagamento, pienamente funzionanti e paradossalmente più semplici da attivare in gioco.
«Sarà un errore» dice Barbabella. «Avran capito dopo questa debacle che è un sistema esageratamente punitivo» aggiunge Barbabarba. «L'usato fa parte dell'indotto dell'industria videoludica, non posso credere che non se ne accorgano presto» afferma Barbottina. «Bau bau» chiosa Barbazoo.
Sembra tutti abbiano imparato qualcosa.

Ma poi ecco che arriva questo.
Metamorfosi chiaramente blasfeme scuotono il mondo colorato di Barbapapà.


Io, essendo dotato di una forma non modificabile se non per via chirurgica, mi accontento di nominare un numero sufficiente di santi per tirar su un musical.

Anon delivers (maybe)


Passi la reiterazione di archetipi narrativi immutabili, passi la necessità di standardizzare i prodotti di massa. Possiamo anche sorvolare sulla piattezza media degli intrecci che ci sorbiamo da una decina d'anni a questa parte.
Ma vi preghiamo, vi scongiuriamo: donateci una storia con un personaggio normale.
Tale è stata la voglia di sorprendere il giocatore, che il ragazzino efebico armato di spadone (con problemi di identità) o l'emulo sociopatico di Wolverine (con problemi di identità) si sono tramutati nelle basi necessarie e sufficienti su cui costruire i protagonisti dei videogiochi.

D'ora in poi, Multifap considererà protagonista ben riuscito solo quello che soddisfa almeno il 90% dei punti qui riportati:

  • non ha avuto un'infanzia particolarmente turbolenta;
  • se mai avesse avuto una triste infanzia, non veniamo resi partecipi della cosa;
  • ha genitori umani, preferibilmente non adottivi;
  • il suo luogo di nascita non viene bruciato né polverizzato;
  • non ha parenti o amici stretti che vogliono misteriosamente trucidarlo;
  • ha una corporatura normodotata, iridi e pupille comuni, arti perfettamente nella media anatomica. Tranne sensate giustificazioni, non può trasformarsi in qualcos'altro;
  • nel caso sia un uomo, assomiglia a un uomo. Nel caso sia una donna, non assomiglia a una mucca antropomorfa;
  • non parla né troppo né troppo poco;
  • i suoi capelli sono di un colore considerabile naturale e rispettano la vigente legge di gravità. Nel caso non lo siano, i comprimari mostreranno qualche perplessità sul suo gusto estetico;
  • il sistema limbico non ha disfunzioni, permettendogli di vivere senza amnesie e deja vu sfuocati;
  • ogni sua abilità peculiare o ogni potere se l'è guadagnato con anni di sforzi e di studio;
  • se ha superpoteri, ne gioirà. La sua capacità di alzare case con un mignolo o sparare raggi dalle narici non lo farà sentire solo né vorrà dannare il fato per averlo reso diverso;
  • ha un'etica e una morale "grigia". Può percorrere il suo cammino senza donare reni ai primi stronzi in dialisi che passano o senza uccidere un vecchietto per una basetta leggermente bistonda;
  • Dio rimane un enigma come per tutti i mortali, non presenziando Egli in alcuna maniera nella narrazione;
  • quando incontra la sua nemesi alla fine dell'avventura, non lo farà parlare né lascerà che richiami la supertrasformazione o i dodicimila sgherri nascosti nel taschino. Un bel calcio sui noccioli, una gomitata sul setto nasale e passa la paura;
  • se gli uccidono la/il fidanzata/o o il migliore amico, gradisce vivere il suo lutto lontano da telecamere, mobili o fisse che siano;
  • non diventa amico di qualcuno che cercava di ucciderlo per un fraintendimento. Lui sa che in un tribunale qualsiasi è considerato tentato omicidio comunque;
  • sarà capace di rispondere con tutto lo spettro di reazioni umane a stimoli esterni. Anche un depresso sorride, ogni tanto.

Vi preghiamo di riportare in calce, nei commenti o su facebook, personaggi degli ultimi dieci anni che rispondono sommariamente all'identikit qui riportato.
Così, per farci due risate.

Le api e i fiori per i nerd


… ho capito. Ma papà, cos'è il "fri romin"?

Il free roaming? Tesoro mio, è lo stile di alcuni videogiochi. Significa che puoi andare in giro liberamente con il tuo avatar senza dover passare per posti precisi che decide il gioco. Come il papà e la mamma quando si sono incontrati la prima volta.

"Ah, vatà"? Che vuol dire?

L'avatar è l'omino che muovi nel gioco. Si tratta del protagonista del sandbox game che può essere stato caratterizzato da chi ha creato il gioco o dal giocatore. Alla fine anche noi siamo avatar, zucchero mio. C'è qualcuno che ci ha creato e noi in parte ci siamo dati la nostra personalità.

Non ho capito cos'è il send bos.

Oltre a muoverti liberamente, il mondo è come un enorme parco giochi in cui puoi fare attività di tanti tipi. Non credere che questo non permetta una storia: esistono un sacco di sandbox game story driven.

Stori driven. Ehm…

Significa che il gioco va avanti sui binari di una storia, per quanto tu alla fine possa fare ciò che vuoi con un sacco di attività. Alcuni publisher nella current gen sono riusciti a unire la libertà d'azione a una storia. Capisci che è importante poter fare qualcosa ma avere un motivo per farlo? Come l'amore fra la mamma e il papà.

Papà, non capisco cos'è la corrente gen. E nemmeno chi sono i pabliscer.

La current gen è un termine che si usa per raggruppare le attuali console sul mercato.

Anche la mia pleistescion due?

No, tesoro, quella è old gen.

Fa male essere oldgen?

No, è solo di un altra generazione. Xbox 360, Playstation 3 e Wii sono current gen.

Ma il Wii mi sembra uguale alla mia pleistescion.

No, tesoro. I giochi sono renderizzati meglio grazie al processore Hollywood montato sulla macchina Nintendo, ma peggio della concorrenza che monta gpu e cpu high-end che possono sfruttare avanzati shaders. Non è considerabile old gen soprattutto grazie al wiimote, con il suo waggling e il sistema IR di direct pointing. Pensa che alcuni programmatori hanno usato il wiimote per applicazioni di rudimentale VR anche su OS Microsoft. Poi, tolte le solite aride critiche, la possibilità di downloadare DLC mi sembra da attuale gener…
Papà…

Sì, amore mio?

Cosa c'entra tutto questo con la mia domanda sul perché prendevi a panciate la mamma da nudi?

La mia arte… è così… è così liberatoria.

Visto che è da vera intellighenzia scrivere recensioni di giochi retro, vogliamo mostrare la nostra capacità critica. Anche noi pensiamo di meritarci la colonna di qualche blog o e-zine internazionale sull'arte videoludica.
Vi mostreremo come siamo capaci di allinearci a standard considerati eccellenti in questa deliziosa disamina. Potrete ascoltare la versione per nonvedenti nella prossima puntata di Multifap, presto sui tre iPod che lo caricheranno.


Retro:orteR
Ceci n'est pas une compte rendu.
presents:

PONG



È sicuramente uno dei titoli più importanti della storia, per la precisione il più importante.

Un titolo che trasforma i forti limiti della macchina in un perfetto connubio fra i colori fluo e un intelligente minimalismo, riprendendo le scelte cromatiche del movimento teutonico Die Brücke. Essenziale è l'aggettivo che meglio lo descrive. Pochi e ben distinti tratti lo contraddistinguono per categoria. Primo in assoluto sul fronte dell'innovazione avanguardista contemporanea. Loos lo avrebbe amato per la razionalità priva di decorativismi ridondanti.

Il suono ipnotico della barra che impatta come l'ineluttabile destino contro la palla ricorda l'evoluzioni sonore di Artem'ev, rarefatti gridi sintetici nello spazio vuoto. Non si potrebbe nascondere che sia influenzato dall'esperienza di Stockhausen nel campo della musica concreta, figlia delle sperimentazioni della scuola di Darmstadt.

L'inter(attiva) carica rivoluzionaria di Pong si perpetua in ogni ipnotico scambio di battute, una visione ciclica della storia dal sapore Maya, in cui le crisi e i punti si modificano per entropici guizzi di irrealtà.

Un titolo seminale, organico nella sua austera solidità, capace di svelare nel suo ritmo marziale la caducità dell'esistenza moderna.
Ha il solo difetto di essere privo di multi online. E non cià gli obbiettivi, poco sgargio.

Voto 9,432

[Sappiamo che il voto farà infuriare i fanatici del Magnavox Odissey, che abbiamo liquidato con un 9,363. Teniamo però profondamente alla nostra deontologia professionale. E ai moneyhat di Atari. NdR]

Comunicazione di(s)servizio

Nonostante sembri il contrario, il terzo episodio di Multifap è in febbrile fase di lavorazione.
I due giovanotti scapicollati, dopo un anno di forzato silenzio, stanno lavorando alacremente per coprirsi nuovamente di ridicolo.

Nuovi sketch!
Nuove voci dialettali raffazzonate!
Blasfemità!
Ingiurie!
Microfoni che registrano inspiegabilmente a volumi da confessionale di una cattedrale!
Diffamazioni!
Chip damages!


Al più presto, miei cari amici, pubblicheremo la scaletta definitiva e una straziante testimonianza audio di un bimbo incagnito.



Multifap. Perché ritardare è bello, se non sei un ciclo mestruale.

Trovato scorcentante reperto dentro il cadevere di un furry. Gay.

Disegno libero, di Daigo Ikeno.

La vulva che non incontrerai mai.

(Questo è ciò che ha partorito Canoro in una nottata. Un titolo. Apocalittico ma pur sempre un mero titolo. Fate qualcosa per la sua povera anima, vi prego. NdMatsu)



Debellato il cancro del bottone malfunzionante, possiamo iniziare una nuova avventura con la seconda puntata, in onda verso Natale o Pasqua.
Sappiate tutti che la madre degli statistici è sempre incinta, ma ciò poco importa. Più che altro e soprattutto è parecchio troia.

Il futuro sono i cavalli con le ruote. Diesel.



Aaah,eccoci qui.
Il mio primo post per Multifap (frase inutile).
Dovendo aumentare il numero delle vittime mietute dai nostri podcast scialbi, sono ricorso all'unica arma a nostra disposizione: SPAM!

Come sono gggiovane, ho messo un hyperlink a youtube!
(Scusate,è colpa di un servizio di studio aperto sulle pippe durante l'ora di religione)

Avrò spammato il blog su una decina di forum e ciò mi ha portato a un'inevitabile conlusione:
Siamo il viagra dei BBS :|.

Mi vedo camminare giù per una board con una pasticca di Cialis al posto della testa, l'unico pensiero è il libero scorrere del sangue nei genitali altrui.
Giovane e con un'erezione formidabile, entro con impeto nel primo forum conosciuto per urlare a pieni polmoni:

Sex,tits anal lol viagra!
Multifap ha aperto i portoni dell'inferno!

[Blasfemia gratuita]
Chiusi successivamente per non far risalire Maria Teresa di Calcutta.
Non molla mai.
[vecchia troia, non le è bastato rovinare la vita a mezzo milione di lebbrosi?NdMatsu]
Non è vero ma loal.
[\Blasfemia gratuita]

Portati a compimento svariati tentativi di risultare lol, ovviamente succedendo, siamo riusciti a crearci il primo strato anti-igienico di fanbase:
Jacchan, tuamadre (non la tua, stronzo egocentrico), Eclipse, Circio e un character sheet di D&D.

Io sono,personalmente -IMHO-, soddisfatto e appagato.



N.d.s.
Il post non ha conlusione logica.


Vi lascio con una battuta sessuofobica:

Cosa ci fa la presidentessa del M.o.i.g.e. in una chat erotica?

Cerca uno stallone nero per farle dimenticare di avere un marito omosessuale e impotente,
un figlio che percepisce mazzette regolari da Andreotti (niente violenza e pugnette da piccini? Eccovi: gobbi e democristiani), per non menzionare la filippina che le ruba quotidianamente dal portafoglio...

Dopo essersi ripulita dalle traccie di urina e feci, ha ben pensato di denunciare Corrado Augias per aver mostrato senza remore cultura in televisione.

Non si fa Augias.
Porco.


La battuta ha commentato:
La cultura è immorale!

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