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Super Street Fighter 4, la mia avventura

Rieccocci aqqua.

Dunque, vi racconto una storiella degna di essere narrata in un pezzo di Giuseppe Junior, il noto cantante neomelodico napoletano.

Ieri, domenica 2 maggio, non avevo niente da fare, allora decido di fiondarmi dal mio rivenditore di fiducia (in realtà non è vero, ci son capitato per caso), dicendo, tra me e me "che fingus, è uscito Super Strit Faiter 4, dovrebbe costar poco, visto che sono a corto di grano quasi quasi lo compro"

Ebbene. Non solo scopro che il gioco costa nel nostro paese 10 euri in più rispetto al resto del mondo, ma anche che per avere una copia del medesimo in versione Xbox 360 bisogna aspettare almeno il 5 maggio.

Si perchè a quanto pare il distributore italiano ha fino ad ora consegnato solamente le copie per la Pleistescion.

Voi mi direte "eh ma queste cose si sapevanodibbrutto da tempo". Sì, rispondo io, ma non è che son 24/7 nei forummi o nei siti di videogheims e quindi io non lo sapevo.

Poi dicono che uno pirata i videogheims. Tutto qui, fine della storia.

Ciao, e non mangiate troppo, che poi non vi stanno più i vestiti che avete.

Il videogioco di Avatar è un flop? Colpa della Fox


Questo post potrebbe intitolarsi anche "ma tu guarda le gggenti che faccia tosta". Praticamente, la news circola da qualche giorno ma noi siamo i soliti ritardatari e ve la proponiamo adesso.

Uno dei produttori del capolavoro (???) di James Cameron ha affermato che se il videogioco ha floppato (e di brutto, anche, aggiungiamo noi) la colpa è esclusivamente della Focs, che non ha supportato adeguatamente il videogheims. In altre parole "il marketing ha fatto skyfus".

Pensate, la Focs si è persino opposta alla pubblicazione di un trailer del videogioco! Che birichini…

Aggiungiamo, di nuovo, noi. Il videogioco di Avatar era brutto, ma brutto forte. Ma non un brutto da dire ok, è brutto. No, qui si va oltre, si va nella bruttura assoluta. Sì. Più brutto di Punky Skunk e di Big Rigs per dire. Non c'è una versione che si salva, forse solo quella per iTelefono è semi decente.

Tutto questo per dire che cosa? Boh, non lo so. Volevo fare il figo pubblicando una notizia videoludica di attualità, ma quando la leggerete sarà comunque vecchia di giorni.

Niente, ci ho provato. Vi ricordo però che se volete comprare il piatto di Natale Disney dovete aspettare il mese di dicembre. Ciao!

Splinter Cell Conviction: la recensione non seria


Prosegue la rubrica delle recensioni non serie, che va di pari passo con la nostra (anzi la mia) voglia di farmi derubare ogni santo mese talleri dal portafoglio, scialacquati per acquistare nuovi incredibili titoli.

Veniamo a noi, anzi, veniamo a Splinter Cell Conviction. Ve li ricordate i vecchi Splinter Cell? Bene, dimenticateveli, perchè questo non ha niente a che vedere con loro.

Splinter Cell Conviction può essere affrontato in due modi. Di soppiatto, come nel passato, oppure entrando in scena per uccidere tutto e tutti, alla Scarface, per capirsi. A parte un paio di fasi che richiedono di essere affrontate di nascosto, si può finire il gioco senza nascondersi mai, riempiendo i nemici di tonnellate di salutare piombo chirurgico. La terza sequenza poi, ambientata nell'Iraq del passato di Sam, è praticamente un clone di Modern Warfare 2. E no, non è un complimento.

Ma il giocoèbello? Si, è bello. Tra l'altro quei geniacci di UbiLol hanno inventato un simpatico sistema per allietare i giuocatori. Praticamente, al buio i nemici non vi vedono, ma voi vedete loro. Uauauauaoooooo! Peccato che questa cosa serva a poco, se non in un paio di missioni. Negli altri casi… ricordate? Piombo.

Avete presente i vari trailer e screenshot rilasciati da Ubisoft dove si vede Sam defenestrare allegramente terroristi, stile Assassin's Creed 2? Si può fare, che figus!

Quindi è tutto bello? Macchè. La storia è banalissima, peggio di una battuta del Cucciolone. La grafica non è il massimo, ma su questo ci si passa volentieri sopra. La longevità? Ecco, qui ci sarebbe da discutere.

È vero che ci sono tre livelli di difficoltà, ma il gioco non dura più di 5-6 ore. Sting in quel lasso di tempo a malapena consuma un atto sensuale completo, mi pare un po' pochetto.

La modalità cooperativa salva un po' le cose, visto che permette di affrontare una sorta di prequel della storia con un amico. Se poi non avete amici, prendetevela con voi stessi e i vostri antiestetici peli superflui, non con Ubisoft che vi donava un modo splendido per rafforzare solidi legami fraterni. Spheegati.

Poi ci sono le mitiche sfide P.E.C, abbastanza bruttine, che abbandonerete prestissimo. Almeno che non vogliate fare gli splendidi nei forum, ma chi in questi tempi di ggrisi si perde in tali bassezze?

Quindi, si compra 'sto Splinter Cell? Se siete ricchi sì, se avete la possibilità di pagarlo meno di 3 euro sì. Altrimenti no.

E ricordatevi che se prenoterete Alan Wake da GameRush vi regaleranno la bellissima torcia ufficiale (pile non incluse). Bella lì!

Poi potrei fare dei bibbidiARGH!

In questo drammatico filmato, il famoso regista Ivandream mostra l'effetto psicologicamente devastante dei giochi di Koggima.
Notevole l'interpretazione di Ziano che mostra una maturità espressiva che solo i più grandi possiedono.


Multipiatta, e ora cosa scelgo?

Premetto. Non è un post per fare console uor. Non abbiamo quindici anni, non ce ne frega una mazza. Doverosa premessa, adesso possiamo passare al corpo principale del nostro post.

Si parla, anzi, vi parlo, di multipiattaforma. Sì, ma non è il solito scritto. Anzi. Però mi sono accorto che, pur avendo sia PS3 che Ics Bocs Tressessanta mi ritrovo spesso a comprare solo giochi per la console bianca. Anche quando i titoli sono disponibili in versione multipiattaforma, scelgo sempre la versione 360. Perché?

Beh, per diversi motivi. Per il joypad, ad esempio. Non riesco a usare i grilletti del Dual Shock 3, li trovo orrendi e scomodissimi, mi spiace. Ma il secondo motivo, quello vero, è un altro. Compro quasi solo giochi 360... per gli obiettivi. Non sono un maniaco, però mi fa piacere quando si sbloccano gli obiettivi. Mi fa piacere vedere i punti G aumentare anche se ripeto, non sono fissato, alla fine ho poco meno di 10.000 G, niente di che insomma.

Però, non lo so, c'è quel fascino perverso. Su PS3 i giochi vecchi non hanno i trofei, e oltretutto sono molto fini a se stessi. Certo, anche su Xbox Live alla fine si riduce tutto ad una tesserina con un numero, ma indubbiamente ha il suo fascino. Fascino che su PS3 non esiste minimamente, non c'è nessuna soddisfazione a sbloccare trofei.

E poi la gamercard, quella del 360 si può integrare/visualizzare ovunque ormai e spesso mi son ritrovato a inserire giochi nella console solamente per farne sparire uno orrendo dalla lista dei giocati recentemente. Una sorta di estetica della gamercard.

Finito. Vi ricordo che stasera c'è la finale di basket NCAA, non perdetevela. Ciao.

Meteore Developers Edition

I Ninja Theory hanno deciso di fare il grande salto: mai più giochi in esclusiva. Notiziona, no? Cazzo, vi immagino già là sconvolti a mordere il cuscino con il faccione di Kratos stampato sopra.

Del resto vi ricordate dei Ninja Theory, no?
No!?
Non mi stupisce.
Apparso come un fungo su una bovazza, sconosciuto autore dello sconosciuto Kung Fu Chaos, lo sviluppatore inglese diventò tutto a un tratto, intorno alla metà del 2006, il Team dei sogni per Ps3. Questo prima ancora che uscisse il loro famigerato Heavenly Sword e la stessa console su cui cotanta paventata meraviglia avrebbe dovuto girare. Prima che la guerra delle esclusive non diventasse semplice onanismo cerebrale per senza vita.
Tutti li adoravano. E non parlo solo della massa sbavante e illusa dei fan Sony più talebani. No no. Testate specialistiche cartacee e non profondevano lodi prossime allo sbrodolamento. Addetti ai lavori che vedevano nel francamente inquietante crine della protagonista il miraggio di un futuro intessuto da mirabolanti calcoli procedurali. PR Sony che si chiudevano nei bagni aziendali a masturbarsi ferocemente sulle press release.
Una sorta di psicosi collettiva, rafforzata dalla stessa Ninja Theory che snocciolava numeri e illustrava tecnologie sopraffine con una tale asciutta sicumera da far sembrare Carmack uno scolaro. Tante son state le loro opinioni su un po' tutto che, fascicolando tutte le loro interviste e i loro interventi, si sarebbe potuto rilegare una bibbia. La personale Bibbia delle Teorie Ninja. In giro avresti anche potuto dire «Oh, ma fuori fa un caldo che si muore» che sicuramente qualcuno, con aria da evangelista invasato, avrebbe replicato con un «Ma i Ninja Theory nella loro tremiliardesima intervista su IGN, chiamata fra noi fedeli Lettera di Mike Ball Apostolo ai climatologi, dicono l'esatto contrario. Oh, c'hai visto che capelli che ti ci hanno tirato fuori? Ma ne sapranno più di te, no?».

Poi?
Poi il gioco è uscito. I fan Sony, dopo il naturale entusiasmo post-hype, si son scordati perché ci credessero così tanto. Le testate specialistiche cartacee e non hanno estratto la lingua dal culo dei Ninja Theory e hanno valutato il gioco per quell'action anonimo che è. Gli addetti ai lavori hanno scoperto che erano tutti trucchetti da due lire e si son rituffati nel pessimismo cosmico di chi lavora tanto (e male) per guadagnare poco (e male).

I PR Sony continuano imperterriti a masturbarsi ferocemente sulle press release. Ma questo è un altro discorso.

Vedo le ggenti in 3D

Uuuuu che figo il Treddì. E che belli gli occhialini. Quando andavo alle elementari erano tristi, ora sono di gran moda. Colpa dei truzzi? Non lo so, meglio non indagare.

Comunque, dicevo, la moda del 3D ha contagiato tutti. 5 anni fa la parola magica era "Accadì" ora è "Treddì". Poteva Nintendo non essere colpita dal il fascino delle tre dimensioni? Sì, poteva, visto che l'HD l'ha evitato per bene. Però no, Nintendo è stata colpita in pieno dalla sindrome 3D e per tutta risposta... Ha annunciato il Nintendo 3DS.

Nuova, ennesima evoluzione del DS (ci son più versioni del DS che neuroni nel cervello di un tossico), capace di supportare la visualizzazione di giochi 3D, senza bisogno di usare gli occhialini. E come? Booooh, ovviamente i simpatici giappici non hanno rivelato nulla di nulla. Per questo c'è l'E3, eh...

Aspettiamo quindi, magari sto giro la cosa funziona, in barba ai flop degli occhialini 3D per il Master System, del Virtual Boy e del glorioso R-zone della Tiger. Poi però non lamentatevi se vedete doppio e la testa vi scoppia eh. Non è colpa di Brain Training...

Internet & Conquer 4: Tiberian Twilight


Essì, lo so che il gioco si chiama Command & Conquer 4: Tiberian Twilight, ma in questa occasione vale la pena aggiungere il suffisso internet nel titolo. Perchè la casa di Riccitiello (con un cognome così puoi solo aprire un pastificio o andare a dirigere il settore sportivo della Diadora) ha ben pensato di usare un sistema di protezione simile a quello scelto da UbiLol per Assassin's Creed 2 PC.

E tanti si son lamentati, visto che questo è ancora più invasivo! Tanto per iniziare, bisogna essere connessi alla rete sempre e comunque, ma questo ormai lo sappiamo. Il problema è che, se la rete viene a mancare durante una partita, il gioco si rifiuta di salvare fino a quando non ci riconnettiamo...

...
...
...

Electronic Arts se ne frega, visto che, fondamentalmente, la protezione viene lanciata con questa mentalità "per crackarla ci vogliono pochi giorni, durante i quali noi abbiamo già guadagnato abbastanza spillando soldi a utenti onesti".

Utenti che però si sono rotti le palle, davvero, di questi sporchi trucchi. Sì, perchè io pago con soldi veri, sudati, e voglio essere libero di giocare quando, come e dove mi pare. E se volessi giocare in treno, in bagno, al pronto soccorso o in coda alla posta? Eh, non posso, se non ho la connessione. E se la mia religione mi vieta di connettermi alla rete? Pace, mi attacco al tram.

Alla fine Assassin's Creed 2 era anche un gioco tutto sommato ben fatto, e molti hanno chiuso uno o due occhi. Ma per una ciofeca come Command & Conquer 4 tutto questo è davvero troppo.

Ciapa lì!

Collezionismo videoludico. Aka soldi buttati


Premetto che la nascita di questo post ha una causa ben precisa. In un momento di noia mi son ritrovato a fissare la mia collezione di giochi per iPod Touch. Collezione di giochi? Collezione di icone quadrate, casomai!!!

Essì. perchè un tempo si collezionavano scatole, ora icone colorate. Il solito post "a morte il DD, viva i supporti fisici" penserete voi. Ennò, rispondo io. Però mi chiedo...

Ma la vorrei davvero la scatola di Guerrilla Bob o N.O.V.A.? No, certo che no, chissenefrega. E la vorrei la scatola di Geometry Wars 2 e Castle Crashers? Ecco, di questi due magari si...

Tutto questo popodirobbba per dire cosa? Boh, mi sono scordato, anche perchè per scrivere queste tre righe ci ho messo quindici minuti buoni.

No, dicevo quindi in futuro ci troveremo a collezione icone quadrate? Si, può essere, e non parlo solo di videogiochi. Pensate a libri e fumetti. Pensate agli Mp3, già da anni la gente collezione icone musicali.

In fondo
una cosa del genere esiste già da secoli. Si chiama collezionismo di francobolli.

Bon, buon weekend!

No connessione? No Assassin’s Creed 2!

In questi giorni UbiSoft è nell’occhio del ciclone. Per cosa? Per l’assurdo sistema di protezione di Assassin’s Creed 2 in formato PC, eccopercosa!

Dovete sapere, cari bimbi belli che ci leggete, che la casa francese (ridateci la gioconda, cit. il tizio delle suonerie) ha lanciato proprio la settimana scorsa AC 2 su PC. E finalmente, dopo ben quattro mesi di attesa. Ma l’attesa è stata ripagata, pensano i giocatori, ci sono anche due DLC gratis che su console sono a pagamento, pappappero.

Tutto bello? Sì, se non fosse che Assassin’s Creed 2 adotta un sistema di protezione ridicolo. Ma ridicolo forte. Ridicolo tipo che per giocare devi avere una connessione sempre attiva.

Essì, avete capito bene. Al primo avvio bisogna creare un accaunt su Ubi.com, e questo profilo viene usato per conservare tutto: salvataggi, statistiche e compagnia cantante. I dati risiedono sui server di UbiSoft, per questo è necessario essere connessi per giocare.

Per necessario intendiamo che bisogna SEMPRE avere una connessione attiva, altrimenti il gioco non parte. E se si disconnette la ADSL? In questo caso nell’attesa del cambio provider il gioco si blocca, fino a che la connessione non riparte. Geniale, davvero, si si.

A chi scrive è capitato di stare per diversi giorni senza connessione ADSL a causa di guasti tecnici (ma sarà capitato a tutti) e quindi? Non solo non si naviga, ma non si gioca neppure! Eccheccavolo!

Il problema è che i server UbiSoft non funzionano benissimo e in questi giorni hanno impedito a diverse persone di giocare correttamente, con crash frequenti e periodi di down più o meno lunghi.

E indovinate un po'? Chi ha piratato il gioco non ha avuto nessun problema, men che meno chi lo ha comprato su console…

Evviva il mercato piccì e lesue simpatiche protezioni!

Tesoro, mi si è ristretto il calendario


No, non il calendario della Ferilli, o perché no, quello delle stelle del basket NBA (ora in tutte le edicole). Parliamo del calendario interno della Pleistescion 3. Dovete sapere che il datario della console Sony è andato recentemente in crash ed ha causato danni alle PS3 fat. Solo alle fat però, perché sono brutte, grasse e cattive.

Ricapitoliamo. 1 marzo, i possessori di PS3 sono in delirio. Perché? Non riescono ad accedere al PSN, i trofei non si sicronizzano, i video non partano, i giochi nemmeno. Che peccato, ora non possiamo giocare ad evi rein!

Tutti si fiondano in rete ed in breve tempo si scopre la causa del problema. Sony si giustifica citando un massiccio attacco hacker ai danni del Playstation Network. Ma la verità è ben altra, l’orologio interno della PS3 è impazzito, cercando di saltare dal 28 febbraio al 29 (data inesistente nel 2010), mentre avrebbe dovuto skippare automaticamente dal 28 febbraio al 1 marzo.

Tutto qui? Si, tutto qui. Un banale errore di programmazione ha causato il crash di milioni di console. Sony ha consigliato di non accendere ne usare la console fino a completa soluzione del problema. Cosa che è successa nella mattinata del 2 marzo. Oggi per la PS3 è il primo del mese, quindi il calendario ha ripreso a funzionare senza intoppi.

Immaginiamo suicidi di massa in Giappone, visto che tutto questo è avvenuto indubbiamente a causa dell’errore umano (dei programmatori, dei tester addetti al controllo qualità? Chi lo sa…)

In ogni caso la situazione è stata assurda, con gli utenti che hanno intasato Feisbuc, Tuitter ed i forum lamentandosi dei salvataggi persi e dei trofei cancellati.


Ed è inutile sperare, la Sony non vi regalerà un gioco gratis scaricabile dal PSN per scusarsi del disguido!

Milo, il bambino scemo di Molyneux


Tanto tempo fa, ma neanche tantissimo, precisamente all’E3 2009, il buon Peter Molyneux, fondatore dell’omonima azienda produttrice di elettrodomestici, presentò un titolo interconnesso con Project Natal(e), il mitico Milo and Kate. Più Milo che Kate, in realtà.

Comunque, dicevamo, M&K (sembra la marca di uno scooter) è un simulatore di non si è bene capito cosa. Praticamente Milo è un bambino e il giocatore può interagire con lui tramite lo squallido clone del Wiimote. Tutto bello? Boh. Il filmato durava tre minuti e non si è capito praticamente nulla, solamente che possiamo parlare e comandare a bacchetta il bamboccio virtuale.


I giocatori si sono spaccati in due. Chi ama Milo e chi lo vorrebbe mettere sotto con un tir e poi usarlo come tappetino per il bagno. Ma mica finisce qui eh, perché il buon Mulino (bianco) nel corso dei mesi ha rilasciato dichiarazioni strabilianti tipo “eh la demo dell’E3 durava tre minuti, che volevate capire del gioco? Ora vi dico tutto io” salvo non dire poi una mazza perché “al momento non ne posso parlare, mi spiace”. Le solite cagate insomma.


Ma non è tanto questo il punto. Il punto è: che senso ha questo pseudo gioco? A cosa serve? A chi serve? E perché dovrei comprarlo? Sarà venduto in bundle con Natal? Speriamo di no.

Secondo Peter comunque l’esperienza di gioco (???) con Milo e Kate sarà incredibile, divertentissima, strabiliante, drammatica. Sarà come giocare a un JRPG insomma: basta levare i primi tre aggettivi e ci siamo.

Bufere, Water e battle.net

Il problema non è spendere denaro per StarCraft II. Sono certo che, a parte il comparto estetico vetusto, la necessità di comprare tre volte lo stesso titolo per avere tutte le campagne in singolo, la mancanza di un rivoluzione in meccaniche di gioco vecchie quindici anni per non deprimere quei subumani dei coreani, tutto sommato sarà un discreto giuoco che allieterà grandi e piccini.
Ripeto: il problema non è spendere denaro per StarCraft II. Il problema è spendere denaro per StarCraft II e non poter sfruttare la stupida licenza d'uso nel modo che più mi aggrada.
A cosa diavolo mi riferisco?
Come i più informati di voi sapranno, battle.net, dopo anni di onorato servizio, subirà un drastico cambio di registro.
Basta visitare la paginetta di StarCraft II per essere inondati da uno stile promozionale che definirei microsoftiano, nel senso che, come per le presentazioni dei software della casa di Redmond, si spalmano la vaselina sull'uccello e intanto ti spiegano perché il sesso anale passivo aiuti nella vita di tutti i giorni.
Riassumendo il nugolo di eccitate banalità cagate dal signor Canessa, battle.net diventerà uno Steam dei poveri: social networking, incentivi all'e-penis enlargement, obiettivi generalmente beoti e altre facezie di poco conto. Ma soprattutto costringerà l'utente ad avere una connessione internet sempre attiva per godere dell'esperienza di gioco, anche in singolo. Non viene affermato esplicitamente, ma non serve il Mago Pancione per intuire che l'idea sia quella di una costante e paranoica autenticazione delle copie.
E non va bene. Cazzo, non va bene per niente.
Si torna quindi alla storiella di Barbapapà, aggiungendoci l'aggravante di una fetta di potenziale utenza, poco importa sia piccola o meno, che non potrà usufruire di un'esperienza di gioco solo perché la Blizzard ha paura dei brutticattivipirati. Ovvio aggiungere che, ironia della sorte, il pirata giocherà la campagna in singolo, comodamente seduto sul cesso senza avere un router wireless, al massimo un paio di giorni dopo l'uscita ufficiale.
A parte gli improperi del caso, spero soltanto che nessun altro sviluppatore segua questo sciagurato esempio. Oh, wait.

Matsu


Aggiungerei una nota sul mercato videoludico: videogiocatori, siete dei grossi bimbi incapaci. Possono vendervi facilmente una riga di pixel rosa al costo di un prodotto rifinito. L'industria fa come i cioccolatai nel dopoguerra, quando dopo l'orario scolastico le barrette costavano il doppio. Ma ok, il bambino è coglione e gli sta bene.
Voi ora avete un lavoro, degli impegni irrilevanti e forse lo date a un buco, ma siete sostanzialmente le stesse teste mocciolanti che scambiavano la Liguria per il Pakistan. Ma che soprattutto pagavano il triplo per del burro sporco comprato da un vecchio analfabeta. E questo lo fa prendere nel culo anche a chi sapeva rispondere e a quelli che non avevano i soldi per la cioccolata.

Canoro

Frasi dall'inferno



No, no, Dante's Inferno (o Ciofeca's Inferno, secondo alcuni) [o Italianistica's Inferno, secondo me. N.d.Matsu] non è l'argomento di questo post.
Questa volta parliamo di frasi random, quelle dette dai teneri e simpatici commessi delle grandi catene di elettronica/videogheims. Non facciamo pubblicità, quindi non citiamo nessuno, anche perché altrimenti ci denunziano e ci tocca vendere il culo per pagare gli avvocati. E vendere gli avvocati per pagare culi nuovi.

N.B. Le frasi che leggerete di seguito sono tutte reali, pronunciate veramente da qualche addetto vendita. Al massimo solo leggermente ricamate. Se qualcuno si riconosce, non è colpa nostra. Tra parentesi, i commenti.


«Lo vuoi gittia coi i cavalli? Esce ad aprile.» [No, ad aprile ho già ordinato Splinter Sell, sorry]


«Non ho il resto di due centesimi.» [Pace, lo trovi, non sono una ONLUS]

«Ho finito le buste.» [si, e io Rock Band come lo porto a casa?]

«God of War 3 lo vuoi per PlayStation o Xbox?» [Per Gig Tiger non c'è, eh? Peccato]

«Ciao volevo Super Mario Galaxy.» «Per quale console?» [Per NES]

«Vedo che stai guardando i nuovi Samsung a LED, interessano?» [No, neanche se me lo regali, direi]

«Interessa il lettore flop rei?» [direi di no]

«Abbiamo la promo sulla 360 Arcade, la paghi 2 euro se ci porti 10 giochi PlayStation 3, 5 titoli Wii, 20 giochi DS e ci porti il caffè la mattina per un mese.»

«La protezione sui giochi la vuoi?» [Uh, aspetta che ci penso. No.]

«Ti vuoi abbonare alla nostra rivista?» [Se è gratis si, mi manca sempre la carta igienica]

«Visto belli i nuovi Nokia?»

«Stampanti? Ti consiglio una Epson, vanno da dio.»

«Miglior console, ora come ora? PlayStation 3 e vai sul sicuro.»

«Dragon Age: Origins? Ti consiglio la versione PS3.» [La migliore proprio]

«Metal Gear Solid 4? Un gioco così lo fai solo su PlayStation 3.»

«No, ti sconsiglio la 360, è da bambini, c'è roba tipo Viva Pinata

«No, l'ultimo di [inserire gruppo metal o pseudo tale a caso] però abbiamo l'ultima raccolta di Mina.»

«C'hai la tesserina?»

«Peccato questo gioco non te lo posso ritirare, vedo che ci hai giocato nudo a mezzanotte del 15 agosto, non ritiriamo titoli giocati in quel lasso di tempo. Peccato guarda, perché valeva un po'.»

«Se compri la Piessetre c'è il cavo accadi dentro? Certo, Sony è una azienda seria.» [tanto è vero che il cavo HDMI non è incluso]

«Quando esce x? Non lo so, non funziona il terminale.»

«Ma che ci sono i negozi dei soldi?» [cit.]




«Buondì. Vorrei comprare due chili d'arance.»
«Certamente, signo'. In questa stagione sono buonissime.»
«Grazie mille. Quanto le devo?»
«Sono ottanta Fruttarolo Points.»
«Come, prego?»
«Sì, nel mio negozio si paga soltanto in FP. I Fruttarolo Points, per l'appunto.»
«Ma non ha alcun senso.»
«Questione di comodità. Si fidi, signo'.»
«Allora mi dica quanto mi costano in euro ottanta FP.»
«Sono due euro, all'incirca.»
«Mh. Ecco i suoi due euro, con cui mi darà gli ottanta FP che a loro volta mi servono per acquistare le dannate arance.»
«Non posso. Vendiamo soltanto tagli da cento, cinquecento e mille Fruttarolo Points.»
«Scusi, ma me ne servono ottanta e basta. E poi se prendessi il taglio da cento, che me ne faccio dei venti punti avanzati? Non ci comprerei nemmeno un baccello rinsecchito.»
«Potrebbero farle comodo in futuro, accumulando rimasugli sulla sua carta fedeltà.»
«Non so nemmeno se tornerò. Non posso proprio pagare normalmente?»
«Assolutamente no. Ma guardi signo', è un'ottima idea. Lo fanno tanti pezzi grossi dell'industria dell'intrattenimento.»
«Capisco. Vabbè, per sicurezza mi dia mille Fruttarolo Points.»
«Ecco qua. Bene, ora però esca dal mio negozio.»
«Ma io voglio prendere le arance. Ho anche pagato!»
«Sì, certamente. Infatti ora ha una scheda da mille punti. Ma è ora di chiusura. Passi domani, signo', che mi arrivano le fave fresche.»
«Già. Le fave.»

Skyfo videoludico – La lunca storia di Galleon

Si chiama Galleon ed è stato un flop. La storia potrebbe finire qui, ma a noi di MultiFap piace raccontare le verità nascoste del mondo videoludico. Ma anche no, fondamentalmente.
Comunque, andiamo avanti. Galleon è un videogiuoco d’azione con ambientazione piratesca. Oggi va molto di moda grazie alla mangiacomunisti Disney, ma ai tempi un gioco sui pirati era un vero azzardo. E infatti il tutto si è rivelato una cagata pazzesca, per citare un Fantozzi d’annata.

Galleon nasce dalla mente di Toby Gard, creatore di Lara Croft e sviluppatore del primo Tomb Raider. Mentre il gioco macina soldi a più non posso, il publisher mette in cantiere il sequel. Ma Toby non ci sta, non vuole fare un altro gioco uguale al primo e se ne va sbattendo la porta. Ma dove va? Semplice, fonda uno studio tutto suo, Confounding Factor. Non lo avete mai sentito nominare? Normale, visto che in quasi dieci anni non hanno fatto niente, se non bruciare milioni di dollari su Galleon.

Il gioco ha una storia travagliata e può tranquillamente ambire al trono di Vaporware detenuto dall’ormai morto e sepolto Duke Nukem For(n)ever. Viene annunciato nel 1997, nel '98 cambia motore grafico, doveva uscire nel 2000 ma in quello stesso anno viene ripresentato e non se lo caga nessuno. Ricambia motore grafico, il gioco deve uscire nel 2001. Niente, nuovo cambio di motore grafico. Galleon pianifica di deliziarci nel 2003. E indovinate? Non esce nemmeno nel 2003. Alla fine il gioco, orrido come pochi, rozzo e assolutamente non completo, esce ad Agosto (complimenti per il mese) 2004 esclusivamente su Xbox, non proprio la piattaforma più venduta della terra. E infatti anche Galleon non vende una mazza di nulla.

Nello stesso mese lo studio viene chiuso e Toby torna in Eidos, dove si occupa degli ultimi episodi di Tromb Raider, quelli scarsi per intenderci.

Questa è la storia di un bravo ragazzo, che però si è rifiutato di tirare BBBUGNI e per questo è stato costretto a guardare da lontano il personaggio da lui creato con tanto ammmore.

Ah, la tizia nella foto in alto assomiglia a Lara Cronft? No, è solo un caso tranquilli...

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